Emotions of America Web Radio

lunedì 3 marzo 2014

Manhattan by the sea


Manhattan by the sea

Testo e foto by Everett


   L'icona inconfondibile di Manhattan e' universalmente riconosciuta da tutti come un vero e proprio brand. È come tutti i brand ha i suoi elementi distintivi e caratterizzanti, le sue chiavi di lettura, i suoi archetipi. Luoghi come Central Park, l'Empire State Building, il Rockfeller Center sono nell'esperienza e nell'immaginario di ognuno di noi oltre che essere i potenti messaggi pubblicitari delle Grande Mela nel mondo. Ma oltre all'anima più' classica e conosciuta di New York, quella racchiusa dalla cornice verticale dei grattacieli ed in quella orizzontale e caotica del traffico, dei taxi gialli e delle mille luci serali di Times Square, Manhattan e' comunque pur sempre una isola circondata dall' East River e dall'estuario dell' Hudson River, e l'esperienza della scoperta e dell'osservazione della città' da uno degli innumerevoli traghetti che ad ogni ora partono da Battery Park regala al viaggiatore attento e consapevole un diverso approccio emozionale alla grande metropoli americana. Se a Manhattan la luce del giorno arriva sul fondo delle strade oscurata dalla verticalità dei grattacieli, le orizzontalità della baia di New York regalano un meraviglioso spettacolo di riflessi sulle onde, di luci forti e decise, di vento teso che fa gonfiare le vele delle barche che solcano l'Oceano e che lasciano scie lunghe come coltelli che si accavallano nel via vai di imbarcazioni.
Una New York inattesa fatta di onde e di barche a vela vi aspetta non appena presi i traghetti da Battery Park
   Dalle punta di Battery Park immediatamente a sud troviamo Governor Island e subito ad Ovest Ellis Island e Liberty Island. Poi giù, molto più a sud, lì dove ormai la sagoma di New York si fa lontana e distante appare la grande Staten Island, che è uno dei 5 borough di New York assieme a Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan.
Ellis Island ci ricorda l'arrivo degli oltre 12 milioni di aspiranti cittadini americani che qui passavano i controlli con la speranza di poter passare alla Sala dei Registri ed ottenere il permesso di essere accompagnati al molo per Manhattan. - L'Ellis Island Foundation raccoglie questo incredibile archivio di registrazioni di emigranti da tutto il mondo, recentemente completamente automatizzato ed informatizzato. L'accesso e la consultazione sono gratuiti attraverso il portale di ricerca del sito - e se per caso avete qualche lontano parente che è partito per gli Stati Uniti dall'Europa con un minimo di informazioni disponibili sarete senz'altro in grado di rintracciarlo. Sia Ellis Island che la Statua della Libertà sono diventati potenti simboli della libertà e delle opportunità che milioni di uomini, donne e bambini di ogni parte del globo hanno avuto la possibilità di toccare con mano, una volta sbarcati come passeggeri delle navi che portavano verso il Nuovo Mondo. E basta scorrere la lista dei passeggeri famosi per rendersi conto di quante persone di tutte le nazionalità sono passate per questa "Golden Door".
La statua della Libertà è una delle icone mondiali di New York e dell'Amarica
A Staten Island andate a visitare la bella casa di Alice Austen, una fotografa che a cavallo tra l'800 ed il 900 ha creato un meraviglioso portfolio di oltre 8000 immagini e non perdetevi il Garibaldi-Meucci Museums che ci ricorda i due famosi italiani che vissero qui alla Rosebank home; Meucci in primis fu il vero scopritore del telefono che però fu brevettato da Bell, che si prese poi tutti i meriti compreso il ritorno economico e commerciale di questa grande scoperta. Oppure perdetevi a Snug Harbour tra i meravigliosi giardini della villa e del giardino toscano, tra la fontana del Nettuno o al Newhouse Center od al Chinese Scholar's Garden. Manhattan by the sea, scoprite il profumo della baia di New York, assaporatela e fotografatela come nelle cartoline ed inondatevi di luce e profumi.

Visione di South Manhattan dall'imbarco di Liberty Island. Sulla destra il Manhattan Bridge che porta a Brooklyn



Una foto dal ponte inferiore del traghetto che porta a Liberty Island, durante la crociera

domenica 30 giugno 2013

L'arco verso il cielo

Delicate Arch - l'arco verso il cielo
testo e foto by Everett

   Lo Utah è uno stato ad alta densità di "emozioni" - composto quasi completamente di splendidi Parchi Nazionali, di canyons, rocce rosse, percorsi da trekkers, fiumi impetuosi e piccoli villaggi mormoni, il Beehive state degli esuli di Brigham Young è a mio avviso uno dei luoghi più belli al mondo dove vivere in contatto, anzi in simbiosi, con la prepotente natura circostante. Ci troviamo per la precisione ad Arches N.P., a poche miglia da Moab, la vivace cittadina del sud-ovest che è un po' la Mecca dell'outdoor americano, stretta tra la Vallata del Colorado ed i Parchi Nazionali di Canyonlands ed Arches. 

Una pausa per dissetarsi lungo il Trek di 1,6 miglia a Delicate Arch

   Ad Arches c'è un luogo quasi magico, un "social place" dove condividere con altri appassionati di fotografia e di escursionismo un arco bellissimo e solitario, un simbolo potente e talmente iconico che il Beehive state aveva deciso di metterlo sulle targhe automobilistiche del Centennial (1896-1996), la storica ricorrenza che festeggiava i 100 anni dalla fondazione dello Utah - si tratta dell'impareggiabile Delicate Arch - se passate da quelle parti e siete in cerca di una bella emozione non perdetevi questa chicca - l' estate (specie al tramonto) e l'inverno (con lo sfondo innevato della catena dei Manti La Sal) sono le due stagioni "must", ma i cieli asciutti dello Utah regalano comunque splendide visioni praticamente in ogni momento dell'anno, e primavera ed autunno sono senz'altro le due stagioni più fresche ed indicate per la visita. Delicate Arch, come tutti i posti mitici, si mostra solo ai più volenterosi - una scarpinata sull'arenaria non in tutti i punti agevole, con pochi punti di riferimento nei tratti di roccia pura, si frappone tra il parcheggio delle auto e la fruizione di questa meraviglia. Un trek che con il caldo estivo può essere veramente impegnativo - e conviene senz'altro portarsi una buona scorta di acqua da bere, creme solari e cappello se si intende "salire" sino a Delicate Arch. Un consiglio: arrivateci nel momento più interessante che è prima del tramonto e fermatevi fino al crepuscolo, quando i colori della luce cambiano e modificano rapidamente lo skyline circostante. Dal salmone la roccia circostante vira al rosso mattone e poi all'indaco, in mille tonalità di colori che si mescolano in pochi istanti.

Fatto di arenaria rossa di tipo Entrada questo arco alto circa venti metri è stato eroso dalla forza del vento e dei granelli di sabbia che ne hanno come grattato la superficie - e da qui nel 2002 è passata la torcia olimpica a dimostrare l'importanza ed il ruolo iconico di questo landmark. Il trail a Delicate Arch parte al parcheggio di Wolfe Ranch che si trova a breve distanza dall'entrata automobilistica di Arches. Il percorso a piedi è lungo 1,6 miglia per un totale di 3,2 miglia di andata e ritorno - non ha nessun passaggio complicato ma va affrontato con buone calzature specie nel lungo passaggio sui roccia viva e sui gradoni in avvicinamento all'arco. Poi, una volta raggiunto il grande anfiteatro di Delicate Arch non sarete certamente soli. Come voi, altre decine di appassionati provenienti da ogni parte degli Stati Uniti e del Mondo amano ritrovarsi qua armati di treppiede, fotocamera e simpatia per il grande happening del sunset time, quando la grande palla di fuoco incendia l'orizzonte e regala una delle emozioni più incredibili del Sud-Ovest americano.  Delicate Arch - delicato e potente, fragile e solitario, non mancherà assolutamente di emozionarvi. In ogni stagione questa meravigliosa roccia rivela ai viaggiatori curiosi ed agli appassionati la sua intrinseca bellezza.
Il profilo iconico di Delicate Arch, vero e proprio landmark del Sud-Ovest americano













Al "sunset time" decine di appassionati si ritrovano al Delicate Arch per osservare il tramonto sull'arco di arenaria


venerdì 24 maggio 2013

Il fuoco dentro l'anima

Valley of Fire - il fuoco dentro l'anima
testo e foto by Everett


Se siete di passaggio per il Nevada o se siete stanchi delle mille luci di Las Vegas a 50 miglia (80 km) a Nordest di Sin City c'e un posto arrostito dal caldo del deserto e bruciato dai raggi di una estate che non perdona, specie da queste parti: si tratta della Valley of Fire, un angolo inconsueto di Nevada che vale veramente la pena di visitare.



La mappa del Parco con gli accessi principali. Ulteriori informazioni sono disponibili nella brochure che viene data ai visitatori all'ingresso
Bisogna dire che del Nevada la Valley of Fire ha dimenticato il colore predominante, quel "silver grey" che è un po' il "leit motiv" di questo angolo del Sud-Ovest Americano, mentre ha ereditato un rosso mattone quasi accecante, quasi che questo State Park sia già in odore di Utah e di Arizona e ne desiderasse intimamente le rocce rosse e l'arenaria sandstone. Ed è proprio questo rosso bruciato, che alla sera s'incendia ancora di più di porpora e di magenta che ha dato il nome alla valle ed al suo inconfondibile skyline. Il parco si trova in un paesaggio leggermente mosso, compreso tra 600 ed 800 metri di altitudine complessiva e ricco di rocce molto antiche e di conglomerati di vecchissime dune risalenti a diversi milioni di anni fa, quando i dinosauri correvano indisturbati anche da queste parti. Si tratta di una delle prime aree protette del Nevada e dal primo impatto vi sembrerà di essere scesi un po' in un altro pianeta... una specie di suolo marziano, cucinato allo spiedo. Per queste particolarità e per essere in effetti veramente inconsueto è stato diverse volte scelto da Hollywood e dai registi americani per le loro location, come ad esempio  in Total Recall (1990) con Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone per le quota di scene girate su Marte, oppure nella serie Star Trek Generations (1994), dove è proprio nella Valley of Fire che il capitano Kirk trova la sua fine, mentre per venire a tempi più recenti, è nella grande produzione USA di Transformers (2007) diretto da Michael Bay che gli Autobots percorrono proprio la Valley of Fire al tramonto.


La strada della Valley of Fire nei pressi di Rainbow Vista



Bisogna dire che le stagioni migliori per visitare la Valley of Fire sono la primavera e l'autunno. La prima in particolare può regalare, in presenza di un po' di pioggia, bellissime sorprese al visitatore come le fioriture nel deserto di specie come la desert marigold o l' indigo bush che regalano colori ed emozioni inaspettati. L'estate da queste parti è davvero torrida e secca con temperature che durante il giorno vanno mediamente dai 100°F (38°C) ai 120°F(49°C), comunque non diversamente dalle zone limitrofe di Las Vegas e del sud-Nevada - nulla che ne vieti il godimento e la fruizione anche in estate, ma ricordatevi di portare con voi una ampia riserva di acqua, specie se intendete avventurarvi in qualche trek all'interno dell'area del Parco.

sabato 13 aprile 2013

Getaway without going away - Tiburon, CA


Tiburon, California - Getaway without going away
testo e foto by Everett

    Ci sono sempre luoghi magici da scoprire - e più questi luoghi sono inattesi, più colpiscono e rinnovano la nostra anima di viaggiatori emozionali. E qui non si tratta di andare lontano o altrove, perchè il lontano o l'altrove sono davvero a poca distanza da un luogo che conosciamo molto bene. La Marin County si trova in effetti a pochissima distanza da San Francisco e dalle sue icone più conosciute come il Fisherman's Wharf, il Pier 39, Alcatraz e la sua baia; ed in particolare poco oltre il Golden Gate, lo straordinario ponte rosso che collega l'estremità nord della baia con la città, si trovano alcune perle di straordinaria bellezza, che un vero visitatore emozionale non deve perdere.
La vocazione marina di Tiburon è evidente dalle numerose vele che solcano la baia
    Se San Francisco vi ha colpito con la sua bellezza, Sausalito, Tiburon e tutta l'area di Mill Valley vi colpiranno per la loro discreta eleganza e per il contatto quasi viscerale con la baia, che qui diventa più dolce e con un aspetto ed un clima decisamente più' mediterraneo. E questo non a caso perchè il gioco delle correnti e la protezione della catena costiera fanno sì che la nebbia perenne che grava spesso in estate sulla città di San Francisco e causata dal contrasto tra la terraferma calda e l'Oceano freddo qui arrivi attenuata ed addolcita - tanto che il cielo è spesso sereno e la temperatura decisamente più da t-shirt che da giacca a vento - e solo questa è una bella scoperta ed emozione che da sola vale la scelta della destinazione.





    Non per niente Tiburon è diventato il "buen ritiro" della nobiltà californiana - qui ci sono, discrete e nascoste tra la vegetazione, alcune delle ville più belle d'America. Il prezzo per metro quadro delle abitazioni della zona è talmente alto che bisogna veramente amare questa terra per decidere di venire a vivere qui. Come per George Lucas, il notissimo creatore di American Graffiti e della saga di Star Wars, che ha investito parecchi soldi in proprietà nella Marin County: a Nicasio c'è lo Skywalker Ranch, una grande proprietà di 19 chilometri quadrati costata a quanto si dice oltre 100 milioni di dollari, ed attrezzata con vigne e giardini, un lago artificiale, una fattoria, una piscina all'aperto ed un fitness center, un teatro con 300 posti a sedere, ed una Main House che contiene un archivio di libri- il tutto perfettamente integrato con l'ambiente, tanto che alcune delle opere sono state costruite sottoterra per preservare il paesaggio. Non cercate ovviamente di visitare lo Skywalker Ranch, che non è aperto al pubblico - ed anche se decidete comunque di arrivare in Lucas Valley Road la proprietà è ben poco visibile dalla strada. 
   Ma torniamo a Tiburon - questo piccolo villaggio è fatto da una "Main Street" (Tiburon Boulevard) che arriva dritta all'imbarcadero ed alla Marina, costeggiata da begli edifici che ricordano la vocazione marinara del villaggio; sulla strada che da San Francisco (la 101 in direzione nord) svolterete sulla California State Route 131- e prima di arrivare nella cittadina fermatevi  al McKegney Field ad ammirare gli splendidi scorci sulla baia e sul Golden Gate in lontananza; la zona è attrezzata con una pista ciclabile ed una passeggiata che segue il contorno della costa  dove poter fare jogging e godersi la brezza marina di fronte ad una delle più belle viste d'America.





Sulla strada da San Francisco a Tiburon si aprono inconsueti scorci sul Golden Gate


    Tiburon non ha gli svantaggi di San Francisco, dove parcheggiare è sia scomodo che costoso - ma se dovete tornare in città e per godere ancora di più le bellezze della baia la Blue and Gold Ferry Service offre un servizio di collegamento con il Pier 41 attraverso la Baia; in 30' sarete nel centro della città ed arriverete a due passi dal Pier 39 con tutte le sue colorate attrazioni. E se volete da Tiburon scoprire gli altri segreti della baia non dimenticate di visitare Angel Island, collegata anch'essa con un servizio di ferry dall'imbarcadero di Tiburon. A Tiburon i nomi dei luoghi evocano tutti bellezza: quella di Belvedere è una penisola rocciosa che si affaccia sulla baia, piena di bellissime ville sul mare, mentre la Paradise Drive serpeggiando lungo la costa vi porterà al Paradise Cove ed alla Paradise Beach, a nord della cittadina.  
   La sera e la notte a Tiburon hanno un fascino ed una emozione difficile da descrivere - la calma e la quiete circondano questa piccola cittadina ed il rumore del vento e del mare ne inondano le strade di bellezza, tra lo sciabordio delle onde che picchiano e risuonano sul Ferry ormeggiato al porto. Piccole luci si accendono a disegnare i contorni di alcuni edifici, dando al luogo una atmosfera magica e speciale, ed un po' inglese tra i negozi di charme ed i ristoranti che si trovano di fronte alla Marina. Uno spettacolo bellissimo e la sensazione di essere sorpresi dal contatto col mare, che non dimenticherete così presto. Se poi deciderete di soggiornare qui fatevi coccolare dai piaceri del Lodge at Tiburon e del Waters Edge Hotel, entrambe ottime soluzioni per una notte da sogno, prima di continuare il nostro viaggio per altre destinazioni emozionali...
Tiburon la notte si accende di luci magiche nei pressi del porto

La Marin County offre al visitatori una esperienza di charme a contatto con una natura quasi sempre intatta

giovedì 4 aprile 2013

Acqua, Terra & Cielo


Horseshoe Bend - Acqua, Terra & Cielo
testo e foto by Everett


    Esistono luoghi che non hanno bisogno di essere descritti... esistono luoghi così e basta. La loro bellezza ti travolge, ti toglie il fiato e non puoi che stare lì incantato per ore a guardarli, quei luoghi. In questa meraviglia che oggi andiamo a scoprire ci troviamo a poche miglia dal Lake Powell, quell'immenso bacino artificiale creato dallo sbarramento del fiume Colorado all'altezza del Glen Canyon, a cavallo tra Arizona ed Utah; e siamo inoltre a poche miglia da Page in Arizona ed a poca distanza dall'Upper e dal Lower Antelope Canyon, altre due meraviglie geologiche del Colorado Plateau, per cui spesso la visita di Horseshoe Bend viene collegata assieme a quella di questi due ultimi gioielli (vedi nel blog il post relativo al Lower Antelope Canyon).

La vista dal Viewpoint al termine dell'Horseshoe Bemd Overlook Trail


    Terra ricca di rossi e di contrasti questa, al confine tra la grande riserva Navajo e le terre dell'uomo bianco. Horseshoe Bend, l'ansa a forma di cavallo formata dal fiume è fortunatamente ben raggiungibile dalla US89, con un piccolo trail di circa mezzo miglio (prima parte in salita, poi in discesa, ma la vista del Colorado River e dell'ansa a ferro di cavallo è possibile solo all'ultimo) fino a dove il grande fiume Colorado incontra la terra ed il cielo e mostra il suo spettacolo più bello, spettacolo che da prima dell'alba a fin dopo il tramonto mostra sempre un lato affascinante, come è possibile vedere in questa bella serie di scatti di Brian Klimowski.  Fotografare Horseshoe Bend significa non dover soffrire di vertigini, perchè bisogna piazzare il cavalletto proprio sul margine del canyon (non ci sono protezioni sul lato esposto e quindi occorre grande attenzione) e stare lì ad aspettare la luce giusta. E magari ti capita uno di quei monsoni estivi che riversano vagoni di pioggia sul Colorado Plateau ed il cielo tutto ad un tratto diventa rosso, porpora, viola. La più bella luce è forse quella della cosidetta "pre-dawn", prima che il sole sorga, quando una strana luce rosso-viola inonda il canyon ed anche molto particolare è la magica "blue-hour", lo spazio temporale tra il tramonto e l'imbrunire, quando il sole è già calato e la notte non è ancora arrivata.
   Una delle emozioni più forti (ed è una emozione ipnotica che colpisce tutti quelli che vi si recano) è sedersi sul bordo ed ascoltare l'acqua che scorre laggiù, lontana, ed in cerca di uno sbocco e di una destinazione.

   Insomma, semplicemente imperdibile Horseshoe Bend !!!


Sporgendosi dal bordo della mesa si è a precipizio sul fiume Colorado

 
Le anse del Colorado riflettono come uno specchio la luce del pomeriggio. Un kayak appare come un puntino al centro dell'immagine





Contemplando la magia di Horseshoe Bend




Splendidi contrasti di colore tra il verde-azzurro del Colorado River e le rosse rocce circostanti

martedì 26 marzo 2013

La Tela della Donna Ragno

 
Canyon de Chelly - la tela della Donna Ragno
testo by Everett

   Ho iniziato a studiare e ad appassionarmi al Canyon di Chelly osservando per la prima volta questa vecchia foto in bianco e nero del 1904 di Edward Sheriff Curtis, ora conservata a Washington, che si intitola "il trek di sette cavalieri Navajo a cavallo ed un cane sullo sfondo delle pendici di un canyon" - In questa splendida immagine il soggetto multiplo dei sette Navajos (o Dineh come si chiamano fra di loro) è immerso e sovrastato dalle poderose pendici del Canyon, così interrotte nell'inquadratura del fotografo, quasi a non farne percepire del tutto l'immensità e la maestosità, in un modo che fai fatica a capire qual'è il vero soggetto della foto. Questa fotografia di sette cavalieri ed un cane, in un trek in fila indiana di oltre un secolo fa, che è anche e soprattutto un vero e proprio documento etnologico, ci ricorda un po' le atmosfere della filmografia western come "Stagecoach" di John Ford, ed è forse una delle prime testimonianze documentate di questo luogo - o forse sono stati gli splendidi scatti in chiaroscuro di Ansel Adams che passò da queste parti nel 1940-1942 ad immortalare questo luogo che è un po' il "Sancta Sanctorum" dei Navajo. 



Canyon de Chelly (foto di E.S.Curtis - 1904)

martedì 19 marzo 2013

Oceano Mare

 
Oceano Mare - Point Reyes, California
testo e foto by Everett



   "Il mare – vide il barone sui disegni dei geografi – era lontano. Ma soprattutto – vide nei suoi sogni – era terribile, esageratamente bello, terribilmente forte – disumano e nemico – meraviglioso. E poi era colori diversi, odori mai sentiti, suoni sconosciuti – era l'altro mondo" questo ha scritto Alessandro Baricco nel suo libro più bello, "Oceano mare".
Il faro di Point Reyes alla fine della "Stairway to Heaven" la lunga scalinata che porta alla costruzione sull'Oceano
    E questa è esattamente l'impressione che fa il Pacifico quando dalla scogliera di Point Reyes lo osservi, laggiù lontano "terribile, esageratamente bello, terribilmente forte". E' "terribile" nella sue manifestazioni di rabbia, durante le burrasche, quando trascina praterie di kelp dal fondo del mare e le porta a galleggiare sulla superficie delle onde, quando schiuma, quando si fa tenebra e tempesta. E' "esageratamente bello" quando placa la sua forza e si mette a pensare, ed allora si calma come se fosse un bambino che sta a giocare -si prende i colori della luce e quelli del Mediterraneo, i turchesi e gli smeraldi, i colori pastello dei mari tiepidi e solari, delle sabbie calde, dei porti riparati. E' "terribilmente forte" perchè comunque lo senti da lontano, l'Oceano, con un rumore che è continuo e ritmato, perchè il suono  del vento teso, quello che ti spinge lontano e ti entra sotto la pelle, che piega i ginepri e strappa il sale all'acqua lì sotto.
I colori mediterranei del mare a Point Reyes
    A una cinquantina di chilometri da San Francisco a Point Reyes ci si arriva attraverso una strada curvosa e scalcinata che attraversa la faglia di San Andreas tra paesaggi collinari che assomigliano molto alla Toscana italiana. Grano e viti, piccoli villaggi e curate enoteche dove gustare il meglio della produzione locale, simpatiche soste lungo la strada come l'Osteria Stellina a Point Reyes Station, gestita da un ristoratore di Reggio Emilia che qui ha mescolato la bella tradizione gastronomica italiana con le buone materie prime che una terra come la California sa donare. Nei dintorni una serie di villaggi incantevoli come Inverness, una piccola comunità di cottages di charme, con incantevoli giardini e steccati bianchi, in mezzo a uno scenario da favola. Si respira un aria di villaggio d'altri tempi, popolato però da abitanti moderni che sono ben consapevoli della fortuna di vivere in un posto come questo, oppure come il bel villaggio di Bolinas. Lungo la strada fermatevi anche ad ammirare lo Schooner Creek, un piccolo incantevole corso d'acqua in una verdeggiante distesa di piccole lagune dove il fiume scorre facendo anse e curve.  
   L'intera penisola di Point Reyes è poi un pezzo di roccia trasportato verso nord dalla faglia di San Andreas. Il suo nucleo è di granito, a differenza del terreno ad est di Tomales Bay. Sostanzialmente la penisola di Point Reyes si trova sulla placca pacifica, mentre il resto dei terreni della Marin County, la contea a Nord di San Francisco dove si trovano Sausalito e Tiburon, giace sulla placca del Nord America; te ne accorgi perchè sembra subito qualcosa di diverso, come un asteroide piovuto dal cielo su un campo di frumento. E poi laggiù in fondo alla strada, seguendo le indicazioni per Point Reyes Lighthouse, l'Oceano. Mare potente ed incantevole, specie quando la coltre di nebbia riesce ad alzarsi e ne dispiega tutta la sua bellezza. Nebbia così famosa da avere ispirato un film come "The fog" al regista John Carpenter, che ha girato diverse scene in questa location. Il parco è nato nel 1962 quando il National Park System (NPS) decise di acquistare l'area e di mettere sotto tutela ambientale 53.000 acri di terreno, con un decreto firmato dal presidente J.F.Kennedy ed un consistente stanziamento economico per le opere di salvaguardia ambientale.